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Sveglia alle 6,30, con sacca già preparata, per prendere
il volo delle 9,05 di Air Berlin da Malpensa con arrivo a Dusseldorf (non Weeze). Recupero Andrea e Gianluca, anche loro mattinieri
e tutti carichi per la partenza. Arriviamo in perfetto orario a Malpensa e possiamo anche permetterci di fare una sosta per
la colazione (sarà l’ultimo momento non concitato del WE!!!). Partiamo in perfetto orario ed atterriamo in maniera
“allegra” (il pilota doveva avere molta fretta) a Dusseldorf. Recuperiamo la macchina a noleggio e chiediamo se
hanno a disposizione un navigatore, visto che la play station adattata che ci eravamo portati ha solo le cartine dell’Italia
(!!!). Partiamo alla volta di Emmerich sul Reno, dove ci attendevano due barche ospitalità messe a nostra disposizione
dalla Fisherman.
Dopo un’ora di viaggio arriviamo nella ridente cittadina di Emmerich sotto una pioggia
battente e frustati dal vento incessante (forse le decine di pale eoliche che abbiamo osservato lungo il percorso dovevano
farci sospettare qualcosa?). Cerchiamo ed individuiamo le navi attraccate e la sistemazione “esotica” ha un forte
effetto scenico (soprattutto per me che soffro il mal di mare). Ci accreditiamo e recuperiamo il nostro pacco gara (doppio
perché ci viene offerto sia dalla Fisherman Germania che dalla Fisherman Italia): le due barche sono destinate ad ospitare
tutti gli invitati Europa della Fisherman per l’evento che, scopro in questa occasione, non è sponsorizzato da
Fisherman ma è organizzato da Fisherman Germania: in tre anni (siamo alla terza edizione) sono arrivati a circa 6.000
iscritti con partecipanti da tutto il mondo (c’è anche una delegazione dell’Australia!!).
Preso
possesso delle nostre camere, e verificato che effettivamente, in quanto a rollio e beccheggio, non ci stiamo facendo mancare
nulla, procediamo a cercare un posto dove mangiare nella ridente cittadina di Emmerich: le nostre facce sono costantemente
allargate in un sorriso nel constatare la sistemazione ed i doni che ci hanno offerto e siamo pronti per andare a fare un
sopralluogo sul campo di gara, come previsto nel programma che ci hanno fornito. Dopo mangiato partiamo alla volta di Weeze,
dove si svolgerà la strong man run 2009, e, dopo circa 40 minuti siamo a destinazione: dobbiamo fare un giro dell’accidente
per riuscire a parcheggiare e già facciamo i calcoli per capire se ce la faremo a prendere l’aereo di ritorno,
previsto per le 18,00 del giorno successivo. Si va finalmente in perlustrazione, passando con un pullmino che ci porta alla
partenza, e quello che si vede già evidenzia le singolarità del percorso: passiamo attraverso una grandissima
cava di sabbia, tutta attraversata da un una monorotaia per il trasporto della sabbia stessa, segnata qua e la dal classico
nastro bicolore di plastica che limita il percorso di gara. A vederlo dall’alto sembra molto pittoresco ma molto meno
fetido rispetto a quanto risulterà in gara!! Ci aggiriamo per i diversi ostacoli del percorso e per i padiglioni del
villaggio, senza riuscire a monitorare più di tanto il percorso. Tornando verso la macchina riusciamo a sbirciare uno
dei simpatici “laghetti” di acqua e sabbia (che, in parti diverse, darebbero il vetro ma, nel caso in questione,
danno tanto fango): ci sono dei quadratoni sponsorizzati di plastica che delimitano il percorso e stanno navigando…ma
quanto è profonda l’acqua?
Torniamo ad Emmerich e, come da programma, dopo un’oretta dovremmo
essere pronti per il party pre-gara: dobbiamo cambiarci perché i pantaloni e le scarpe sono abbastanza infangati dopo
il sopralluogo. Scegliamo di andare con il bus dell’organizzazione (errore!!) e ci riportano a Weeze dopo un’ora
e un quarto di viaggio. La festa si svolge dentro un hangar VIP “riscaldato” da un unico convettore di aria calda,
sufficiente forse per il soggiorno di casa mia: fa un freddo considerevole ma, soprattutto, dal terreno sale un’umidità
allucinante…dopo dieci minuti mi ritrovo i piedi ghiacciati (oltre che i pantaloni e le scarpe infangate). L’assalto
al buffet è tipico delle migliori occasioni e ricorda la manifestazione di celebrazione della “giornata della
cavalletta”. A forza di gomiti e fila riusciamo a prendere possesso di qualcosa di commestibile a base di wurstel, patate
e porri: tutto buonissimo ma non facilmente digeribile. Dopo un po’ di birre e esplorazioni la festa langue (a meno
di non avere una frequentazione alcolemica abituale, cosa che accomuna molti partecipanti alla festa). Effettivamente il party
risulta molto tedesco: o ti stronchi di birra e cocktail a base di red bull o ti annoi. Proviamo ad uscire per dare un’occhiata
al concerto organizzato alla partenza e anche qui l’atmosfera risulta molto tedesca: gente in maglietta che balla e
beve. Iniziamo a ballare anche noi perché ormai l’umidità ci sta distruggendo. Quando decidiamo di avviarci
verso casa, considerato anche che a breve dovremmo portare avanti l’orologio di un’ora, ci accorgiamo che i pullman,
previsti in partenza ogni ora, in realtà sono partiti in due alla stessa ora, perché c’era troppa gente
che voleva rientrare. Dal momento che sono andati via questo ci costringe ad aspettare ulteriori due ore circa per poter fuggire
dal posto, oramai assiderati. Quando arrivano i pullman vengono presi d’assalto e finiamo, finalmente al caldo, in un
pullman carico di festanti e cantanti norvegesi, danesi, inglesi, ecc. che ci accompagnano cantando (ed espellendo la troppa
birra ingurgitata) fino alle imbarcazioni. Tempo di preparare tutto per il giorno dopo e ci si infila a letto alle 2,30 (la
vigilia perfetta per una gara).
Mi sveglio alle 7,00 e mi faccio una bella doccia. Mi preparo e ci troviamo tutti e tre
per la colazione già vestiti da superman: siamo veramente uno spettacolo. Si mangia e prendiamo la macchina in direzione
di Weeze. Partenza per le 9,30 e arrivo previsto per le….(suspense):dopo un’ora di coda, alle 11,00, abbandoniamo
la macchina sulla strada (come fanno tutti) in prossimità dell’ingresso, calcolando che poi dovremo correre a
recuperarla per partire. Il piano di attacco è il seguente: la gara parte per le 12,00, noi dobbiamo essere pronti
(puliti, lavati e in macchina) massimo per le 15,45 per arrivare a Dusseldorf entro le 17,00 e prendere l’aereo. Andiamo
all’hangar per lasciare i vestiti attraversando il parcheggio ormai pieno di fango. Beviamo due cose e siamo pronti
per la gara: dopo le foto di rito e con tutti quelli che riconoscono superman ci allineiamo per la partenza. Il tempo è
a dir poco variabile: non fa per nulla freddo (dire fra 7 e 10°) ma piove e tira vento. Ad un certo punto si apre uno
squarcio di sole e, effettivamente, il sole scalda parecchio. Ci si guarda intorno e c’è veramente di tutto:
i costumi più strani e le persone più strampalate (ci sono i puffi, gli evasi, gli uomini primitivi, donne vestite
da uomini, uomini vestiti da donne, uomini non vestiti con perizoma e foglia di fico, peluche giganti che non so che effetto
faranno bagnati ed infangati…noi vestiti da superman).
Puntuale alle 12,00 SI PARTE, sostenuti da uno speaker tedesco
che non ho la minima idea di cosa stia dicendo. Pur essendoci spinti in avanti quanto possibile, e pensando di essere piuttosto
vicini alla partenza, rimaniamo imbottigliati dai 6.000 (!!) partenti: niente scatto bruciante in partenza e addio sogni di
gloria (potevamo vincere o, meglio, arrivare quarti, quinti e sesti perché non avevamo abbastanza tempo per la premiazione!!!).
L’inizio di gara prevede 3 km circa senza ostacoli corsi nel bosco, per permettere alle persone di sgranarsi. In realtà
si rimane imbottigliati e, a più riprese, siamo costretti a camminare perché il percorso è comunque accidentato
e con passaggi stretti (primo consiglio: se si riesce lo scatto bruciante conviene farlo davvero per non ritrovarsi a camminare
per il bosco incolonnati).
Appena si riesce a correre si apprezzano le asperità del percorso: bisogna stare
con gli occhi ben aperti perché per terra è pieno di buche, rami caduti, tronchi di albero tagliati e varie
amenità; inoltre, se ti concentri troppo sul terreno, prendi in faccia i rami che quelli davanti scostano per passare!
Dopo 3 km arriviamo al primo ostacolo: 4/5 salite e discese di circa 50 mt. l’una al 30% di pendenza…le affrontiamo
di slancio salvo ritrovarci alla fine con le gambe possedute dal demone dell’acido lattico. Si riprende a correre nel
bosco e, dopo 1 km, si arriva al secondo ostacolo: un hangar al buio, luci stroboscopiche intermittenti, fumo e musica a volume
insostenibile. Ne usciamo con le mani sulle spalle di quelli di fronte per evitare di aggrovigliarsi per terra e riprendiamo
a correre nel bosco. Dopo 1 km arriviamo di fianco alla partenza e troviamo 20 mt. di copertoni per terra seguiti da una salita
e una discesa come prima, dopo 50 mt. delle balle di fieno accatastate sul fianco di un hangar per salire fino al tetto, dalla
parte opposta ci attende una rete tirata fino a terra con la quale scendere, 10 mt. di copertoni da passare, un’altra
rete tirata fino al tetto di un altro hangar da scalare e, alla fine del tetto dell’ultimo hangar, delle balle di fieno
per poter scendere. Dopo altri 50 mt. siamo di fianco all’hangar più alto e con tetto a cupola: ci sono delle
balle di fieno da scalare per arrivare sul tetto, sopra ci sono due getti d’acqua e sapone e ci si deve far scivolare
fino alla fine del tetto per poi scendere su delle balle di fieno e saltare in un mare di fango (con il rischio di rimanere
incastrati per terra). Altri 10 mt. e arriviamo a delle griglie poste parallelamente al cemento: bisogna passarci sotto e,
dopo i primi 5 mt., diventano così basse che si striscia (o meglio si fa il passo del ghepardo!!): sul cemento sottostante
e tutti bagnati diventa un piacere strisciare…porto ancora le stigmate su ginocchia e stinchi!! Subito dopo ci sarebbe
il rifornimento: tavoli con bicchieri di plastica vuoti da immergere in un secchione di acqua. Purtroppo i guanti sono talmente
sporchi di fango e terra che nei secchi, quando provo ad immergere il mio bicchiere, trovo due castori e tre lontre che protestano…l’acqua
è piena di terra e imbevibile (per lo meno per me, povero italiano). Ripiego su un pezzo di banana e terra, gentilmente
offerta dai miei guanti: non posso sospettare che quel pezzo di banana sarà mia compagna di corsa per un bel pezzo!
Subito dopo siamo su una parabolica di cemento per 10 mt. poi un passaggio nel bosco ci porta alla cava di sabbia.
Dopo una discesa arriviamo alla prima pozza di acqua fredda (circa 4°) fino alle ginocchia, poi dei fili tirati ci costringono
a sdraiarci nella sabbia bagnata e subito dopo si passa sotto la monorotaia a carponi nel fango e con le mani immerse nella
palta. Poi si corre per circa 500 mt. con l’acqua fino ai polpacci e si affrontano alcune salitelle nella sabbia (non
facilissime da correre). Dopo 1 km si arriva ad una salita di circa 80 mt. con pendenza assassina: grazie al freddo non sento
più i piedi e le gambe e mi avvio atletico sul pendio. Ci si immerge per un attimo nel bosco per riuscire nuovamente
nella cava ed affrontare una discesa, con uguale pendenza della salita, a rotta di collo. Altri 500 mt e siamo alle piscine
di acqua fredda (fango assoluto): qualcuno ci si immerge e attraversa a nuoto la prima, la maggior parte la costeggia con
acqua ai fianchi. Dopo la prima piscina ci si immerge nella seconda: scelgo il percorso sbagliato e finisco nelle sabbie
mobili fino al petto con persone intorno che cercano di divincolarsi: fare un passo è una sofferenza per le gambe e
i tricipiti urlano ogni volta che tento di alzare le gambe. Andrea è di fianco a me e, insieme, riusciamo a raggiungere
la riva opposta e ci segniamo mentalmente che quel tragitto non è da ripetere. Dopo un centinaio di metri arriviamo
ad una salita completamente infangata: si sale a fatica, seguendo traiettorie diagonali, e si scende scivolando con il sedere
a terra (e rimbalzando sulle pietre che affiorano per la discesa). Si passa di fianco all’accampamento della croce rossa
e si arriva all’ultima piscina: ci si incolonna e, al passo, ci si immerge fino al petto nell’acqua fredda…non
sento più la parte inferiore del corpo ma, in compenso, mi torna su la banana per accompagnarmi fino a fine gara. L’ultimo
km, con l’attraversamento dei tratti di acqua e fango, le sabbie mobili e le salite, è il più lento della
mia breve vita di “runner”: ci abbiamo messo 14’!!! Inizia poi un tratto di corsa (finalmente) e le gambe
girano ancora bene. Si passano due ostacoli fatti di balle di fieno accatastate da superare con salto notevole alla fine e
ci si arrampica per le ultime due salite prima di arrivare, dopo un tratto di fango puro, al rettilineo finale: abbiamo percorso
9 km (direi circa 5 di bosco e 4 di cava di sabbia) e siamo a 1h17’, in piena tabella di marcia diretti verso le 2h20’
di gara totale.
Il secondo giro si snoda sullo stesso percorso ma presenta due ostacoli aggiuntivi, subito dopo
il passaggio sotto lo striscione della partenza/arrivo (tre simpatiche salite e discese spacca gambe) e non ha il passaggio
nell’hangar buio e sopra all’hangar a cupola. Durante la discesa da uno di questi ostacoli il tizio di fronte
a me finisce per terra e batte la testa: lo soccorriamo fino all’arrivo della croce rossa e sembra che abbia preso una
botta alla clavicola. Mi rendo conto che, effettivamente, c’è un incessante sottofondo di sirene che partono
e gente che si spiattella a terra sugli ostacoli ma mi rincuoro suvbito pensando che tanto superman è indistruttibile!!
Subito dopo metto male il piede durante una discesa e mi si storta la caviglia destra (come al solito!). Fortunatamente non
avevo tutto il peso caricato e non mi fa troppo male: si prosegue. Al rifornimento mi sciacquo solo la bocca, visto
che la banana è ancora lì con me e mi viene una sete incredibile. Lo dico a Gianluca, che è di fianco
a me, e cominciamo ad immetterci nella cava di sabbia: abbiamo un ritmo discreto e finalmente siamo abbastanza sgranati per
poter affrontare gli ostacoli senza finire aggrovigliati a chi ci sta di fronte o dietro. Circa 100 mt. dopo il passaggio
sotto la monorotaia mi viene un crampo alla gamba destra, davanti, proprio sopra al ginocchio (non sapevo neanche di avere
un muscolo lì): sono costretto fuori pista con Gianluca che mi assiste. Concilio di guerra in tre per capire come sono
messo: secondo me ce la posso fare (anche se Andrea, giustamente preoccupato di perdere l’aereo, sarebbe quasi per ritirarsi).
Si va avanti a rilento e, dopo il passaggio nelle piscine, mi vengono i crampi ad entrambe le gambe: oramai è un punto
d’onore e devo arrivare fino alla fine!! Provo a chiedere un po’ d’acqua alla croce rossa ma niente da fare.
Finalmente, di fianco ad uno degli ostacoli con le balle di fieno, trovo una ragazza della croce rossa che offre una bottiglia
d’acqua a quelli che passano: bevo. Arriviamo, in qualche modo, sul rettilineo finale e ci mettiamo in posizione di
volo alla superman per attraversare il traguardo in 2h44’…una disfatta ma sono arrivato alla fine!!
Non
c’è tempo per riposare: prendiamo da mangiare e da bere quello che ci offrono, senza capire di cosa si tratti,
ma la fame e la sete sono devastanti. Proviamo a avviarci alla volta delle docce ma c’è una fila di persone allucinante:
non se ne fa nulla. Ci infiliamo nell’hangar VIP e ci cambiamo sul posto strofinandoci con degli asciugamani e bagnandoci
con acqua minerale: il risultato è agghiacciante e tremiamo per il freddo come bambini. Ingurgitiamo al volo una zuppa
indefinita e corriamo alla macchina. Saliamo in macchina intorno alle 16,30 e ci mettiamo in coda dietro alle altre macchine:
guida Gianluca perché io non ce la faccio…mi sento provatissimo (per soli 18 km!!!). Infrangendo diversi limiti
di velocità (tanto la patente è la mia…) arriviamo all’aeroporto per le 17,15 circa e ci precipitiamo
agli imbarchi. L’operatore al check in insiste per esaminare le due borse di plastica con indumenti da corsa e scarpe
che mi porto dietro: lo avverto che è a suo rischio e pericolo ed, in effetti, non esamina con molta cura ma si diverte
moltissimo. Ci imbarchiamo sporchi e puzzolenti (sarà stata contenta la signora di fianco a me?) e arriviamo in orario
a Malpensa. Recuperiamo la macchina che ci riporta a casa intorno alle 20,30. Un bagno caldissimo, un latte freddo con cereali,
il letto e, finalmente, posso svenire senza che nessuno se ne accorga!!!
La battuta più bella del WE per
me è di Gianluca: all’ennesimo spettatore (veramente tanti e tutti che incitano e ci “riconoscono”)
che ci grida “Yooooo Zuperman” mi dice “Il prossimo anno ci vestiamo da Mazinga, così almeno riescono
a pronunciarlo”
Stefano Fumi
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