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Orizzonte spazio-tempo, Palus San Marco, domenica 21 giugno, Lavaredo
Ultra Trail il titolo provoca un'impennata di sensi. Antefatto, conosco l'angelo biondo pochi mesi fa, un amico media l'incontro
dicendomi: è un generatore di bene ed entusiasmo, gli credo. Per scherzo da "neofita" corro la Stramilano
e il gruppo corri-cammina (metodo J. Galloway) mi pinza la pancia e comincio il metronomico 4:1 anche io.
A
Milano è corsa di città, cuore e caparbietà (è la mia prima "mezza") e finisce bene
ma ora siamo in Dolomiti (il regno degli angeli). 60 km, 3.700 mt. di dislivello, le cime e Dio intorno ma dentro, nel
torace, motore infinito.
L'angelo il sabato freme e gusta con trepidazione le ore di attesa che danno in
bocca sapore di mughi e creste e vento e fatica. Domenica ore 6 a.m il gruppo si accende, è il via, regna
intorno una tensione viva e in me senso di appartenenza al gruppo inquietante. Mi sveglio di nuovo, corro già
e 1 km poi 2 fino quasi alla prima salita, ansimo con l'angelo e gli altri, con la luce che sale sulle prime cime davanti,
mi fermo. Quest'anno accompagno e dentro credo nel viaggio dove si inzia e si finisce insieme e allora corsa-autostop-corsa
passando da Misurina dove vedo le prime anime erranti e poi ancora al punto sotto la forcella Lavaredo e mentre trasporto
le gambe là (punto più alto della gara, 38° km e 2/3° del dislivello completati) sale sulle guance
al cospetto delle 3 cime. Due puntini sulla sud della torre piccola quattro a nord fanno la Trail verso la luna
con corde e casco, li sogno,amo scalare, ma oggi corro.
Ecco il primo, 10.15 mattina, mi emoziono, corre
leggero corre in salita non si ferma mai gli chiedo se vuole acqua mi sorride con gli occhi e non c'è già più.
E l'angelo? in montagna so che la partita si gioca a piccoli passi, risparmiando; il ritorno dalla cima è spesso critico
se dai tutto in parete e allora decido: vado con l'angelo e scendo.
Scendo dal cielo, lo vedo che entra nei
colori dell'acqua, della roccia; erba e neve oltre lo sguardo perchè intorno il popolo della trail ha il
cielo infinito. Giù verso la Val di Cengia e incontro sguardi di 100 ottani nei piedi, chi sbuffa e chi ringrazia,
Sergio per una banana, altri per un soffio di conforto e una indicazione, gridata con lo spirito dell'accompagnatore dell'angelo
(un pezzo di aureola arriverà , no?) e giù ancora, 300 m sotto la forcella sopra il pratone arriva e mi dice:
sono stanchina, la abbraccio forte, continua, sono contenta di vederti sai fino ad ora ho contato formiche e sassi: nello
sguardo la fierezza dei trailers, voglia di esserci di arrivare più in là, di tutto anche dell’amore per
la natura, della fatica, della vita.
Ora saliamo costanti, 5 minuti stop alla forcella e comincia il mio
sogno, ripartiamo ma ora in uno in più, l’angelo e l’accompagnatore che l’angelo non lo molla più
fino all’arrivo tra fiatone, acqua di fiumi , cancelli sospirati dietro, l’ultima asperità e gli infiniti
9 km finali in discesa sospesi in aria correndo, è in fondo quello che si fa finchè ce n’è, alla
follia tra rigagnoli, sotto foglie sopra erba e giù senza fiato.
Ci siamo: ore 12 e 20 dalla partenza!
L’angelo conclude la corsa, verso la libertà che ogni corsa può regalare, a tutti!! A chi
le gambe le ha e anche a chi le gambe non le ha o non gli servono, lo leggo negli occhi del gruppo dei “diversamente
abili” che ha condiviso l’ospitalità della Villa Gregoriana con i Runners e che ci guarda, mentre tagliamo
il traguardo, con la forza di chi inizia ogni giorno la corsa più importante della vita.
Grazie
Angela perché mi hai fatto correre con il cuore, di un accompagnatore fortunato.
Filippo Cazzulani
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